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FEDERICO CINTI

 

ACCORDERÒ LA CETRA

 

 

Accorderò la cetra per cantare

un canto in nessun luogo mai sentito,

un canto nuovo, un canto con cui dare

sollievo oggi al nostro animo ferito,

 

accorderò la cetra per sognare

un sogno vero, un sogno mai svanito,

in grado di innalzarsi, di volare

oltre l'immensità dell'infinito,

 

dove tra la sospesa leggerezza

dell'essere si allaga l'armonia

dell'assoluta, semplice bellezza,

 

al di là dell’umana fantasia

di quell’eterna, siderale altezza,

finché non ti dirò: «Portami via!».

 

L’AMORE PER TE

 

L’amore non è calcolo, l’amore

è dare tutto, non tenere niente

per sé, l’amore è autentico stupore

per le realtà create, non si pente

 

di quanto fa con inesausto ardore,

di libertà, l’amore è assai paziente,

è docile, non muta mai colore

per piacere alle mode della gente,

 

l’amore è gratuità, volere il bene

di chi si ama con animo costante,

anche se non importa, non conviene,

 

come mi accade, istante per istante,

con te, di tutto quello che mi avviene

la cosa veramente più importante.

 

NELL’OBLIO DI UN’IDEA

 

Cadere nell’oblio senza ritorno

di questo cielo azzurro come mai

in cui sublima il limite o il contorno

quello che non sei più né più sarai,

 

perdersi nell’idea di questo giorno

in cui procedi sempre, ma non vai,

lassù, laggiù, nell’aria tutt’intorno,

aria forse anche tu, ma non lo sai,

 

sogno di libertà, di ciò che vuoi

raggiungere al di là dell’orizzonte

dove non c’è più il prima, non c’è il poi,

 

immagine di chi ti sta di fronte

in un’ombra allungatasi in un noi

al di qua della strada sotto il monte.

 

PIOVE, MA È GIOVEDÌ

 

Hai la mia età, e ti sento così vecchio,

d’altro luogo, altro tempo, condizione,

ti scruto fisso, come nello specchio

il volto di chissà quante persone

 

nell’aria un po’ stantia di Casalecchio

dal sapore di cose quasi buone

tra cui vivo o non vivo, anzi sonnecchio

attendendo uno straccio d’emozione,

 

mentre studio ogni pagina ingiallita

del nostro insuperabile evo antico,

su cui passo (o non passo?) la mia vita,

 

di me stesso non so, degli altri amico

in quest’epoca strana a me sortita,

e come me ti chiami Federico.

 

QUESTA SERA ALLA CROCE

 

L’uggia di qualche timida cicala

vapora tra le foglie della sera

sotto la dolce ebbrezza, che si esala

dai tigli di una strana primavera,

 

e in lontananza, lentamente, cala,

come un abbraccio languido, leggera

un’aria azzurra, un’aria in cui sfanala

l’ansia irrequieta della vita vera,

 

del procedere sempre, dell’andare

dimentico, così, comunque sia,

quasi che nulla mai possa tornare,

 

mentre contemplo con malinconia

ombre di sogni soavi da sognare

sulle ali lievi della fantasia.

 

A MIO PADRE

IL 6 LUGLIO

 

Mi assilla un tarlo, mi occupa la testa,

me lo ritrovo addosso, da ogni lato,

ritorna, se ne va, chiede, protesta,

ha la pretesa di essere ascoltato

 

come è giusto che sia, con aria mesta

non direi, ma con tono un po’ agitato,

perché sarebbe stata la tua festa,

papà, lo so, perché sarebbe stato

 

oggi il tuo compleanno, oggi che tanto

mi servirebbe qualche buon consiglio

e tu non ci sei più, non ti ho più accanto

 

a sostenermi col sicuro piglio

di ogni tuo gesto, ma miresta il vanto

di assomigliarti, di essere tuo figlio.

 

NON TI HO DIMENTICATO

 

Oggi avresti compiuto la mia età,

anima pura di quel tempo antico

di cui ognuno di noi nulla più sa,

di un’altra te, di un altro federico,

 

di un’altra vita, un’altra ingenuità

di cui non parlo molto, anzi non dico

se non di rado o per contrarietà

nei giorni tristi, quando maledico

 

questo essere mortali, se ripenso

con un po’ di tristezza a quanto è stato

senza trovare a volte il vero senso,

 

sempre ammesso che il senso ci sia dato

di trovarlo, ma tu sei nell’immenso

di un mondo che non ho dimenticato.

 

VOGLIO NEL MIO PARLARE

 

Voglio nel mio parlare essere franco

con solo una e  una sola posizione,

dimostrandomi sempre o nero o bianco

quando si prende qualche decisione,

 

per non creare dubbi e offrire il fianco

alla solita iniqua discussione,

di cui mi sento ormai sempre più stanco,

con doppie, triple o quadruple persone.

 

Nel mio parlare voglio essere chiaro,

perché sappiano tutti ciò che sento,

anche nel caso che sia dolce o amaro,

 

per poter dire ovunque e ogni momento

quel verbo un po’ difficile e un po’ raro

 

RIAFFIORANO ALLA LABILE MEMORIA

 

Riaffiorano alla labile memoria

confusi in qualche immagine sbiadita

scorci di un altro me, di un’altra storia

accantonata ormai, ormai smarrita

 

tra inerti velleità senza più boria

di una fugace, minima riuscita,

quasi senza più infamia, senza gloria,

momenti di altra età, squarci di vita

 

cui do il nome, se vuoi, di cicatrice

del cuore, di infinito desiderio

di poter fare ciò che non si addice

 

a qualsiasi tua regola o criterio,

nella speranza di essere felice,

anche se a dirlo sembro poco serio.

 

IL GIOCO DEL POETA

 

Gioco a fare il poeta innamorato

di una donna bellissima e fatale

che, dopo averlo illuso, lo ha lasciato

senza troppa pietà col proprio male

 

a cantare di lei emozionato

del suo essere unico, speciale

tra le altre meraviglie del creato,

magnifica, incredibile, speciale,

 

perfetta oserei dire per davvero,

sempre accesa nell’animo dal fuoco

dell’indagine attenta del mistero

 

delle cose, al di là del pressappoco,

di cui cerca instancabile il sentiero,

ma forse il mio non è poi tanto un gioco.

 

PER UN TUO SORRISO

 

Forse questo lirismo ribassato,

non troppo adatto all’inclito sentire

di un cuore veramente innamorato

di te, capace solo di patire

 

se non ti sente più, se non ti è stato

accanto dal mattino all’imbrunire

e oltre, se non si è speso, non si è dato

tutto a te fino al punto di morire,

 

me lo perdonerai con un sorriso

di quelli che fai tu, da cui traspare

un raggio dell’eterno paradiso,

 

per spingermi così a ricominciare

da capo, un’altra volta, all’improvviso,

solo per te, dolcissima, a cantare.

 

UNA DONNA ANGELICATA

 

Ho nel cuore una donna angelicata

che non mi lascia mai, che sento mia,

dolce com’era allora, delicata

più di una trasognata fantasia,

 

una donna incredibile, incontrata

per caso non direi lungo la via

a volte impervia, a volte accidentata

della felicità, dovunque sia,

 

tenuta stretta stretta tra le dita

come per me la cosa più preziosa,

più cara forse della stessa vita,

 

un giorno andata via per non so cosa,

per un mio errore inutile fuggita,

che aspetto sempre, aspetto senza posa.

 

HO QUALCOSA DA DIRTI

 

Il mio segreto, l’unico, lo sai,

te lo ripeto quasi senza posa

da quel lontano giorno in cui ti amai

così bella, così meravigliosa

 

come eri, come sei e sempre sarai,

molto più bella di qualsiasi cosa

da me desiderata più che mai

ogni giornata scialba e frettolosa:

 

il mio segreto è questo amore forte

per te, che vince ostacoli, catene

e addirittura i gorghi della morte,

 

è questo desiderio che mi tiene

vivo in mezzo alle immagini contorte

dintorno, è questo mio volerti bene.

 

PER TE

 

Per te ho imparato a scrivere in scioltezza,

come mai e poi mai avrei pensato,

poesie piene d’amore e tenerezza

spinto dal sentimento germinato

 

nella gioia di te, dalla dolcezza

che in te, soltanto in te, io ho ritrovato

nella fragile, umana debolezza

di un vivere alle volte dissennato,

 

e ringrazio per questo, ti ringrazio

di essere quel che sei, splendida e bella

sempre, in qualsiasi tempo, in ogni spazio

 

di essere sempre tu, di essere quella

che il mio cuore sicuro, lieto, sazio

segue, come una nave la sua stella.

 

DOPO OGNI VIAGGIO

 

Odio partire e odio ritornare,

qualsiasi sia la mia destinazione,

il motivo impellente dell’andare

e anche la compagnia delle persone,

 

per quel volgermi indietro a riguardare

quel che resta nel cuore, l’emozione

per quello che ho lasciato nel passare

tra mille cose nuove, cose buone,

 

per non essere là dove vorrei

non essere mai stato, per capire

che non quello che hai, ma quel che sei

 

è importante e ogni volta riscoprire

che quello che mi manca è solo lei,

se odio tornare e odio ripartire.

 

SOLAMENTE PER TE

 

Per te combatterei meduse e draghi

con queste sole, povere mie armi,

per te mi scontrerei con streghe e maghi

con la stridula voce dei miei carmi,

 

per te fugherei gli incubi presaghi

del tuo pianto che tornano a turbarmi,

per te oltrepasserei montagne e laghi

senza fermarmi mai, senza stancarmi,

 

vita della mia vita, tra le corse

frenetiche, tra il dubbio, l’incertezza

dell’ora, tra le angustie, tra le morse

 

dell’essere, che stritola e che spezza

il vero e l’illusione, anche se forse

ti basterebbe solo una carezza.

 

AMO LA GENTE SEMPLICE…

 

Amo la gente semplice per cui

io sono sempre e solo Federico,

che non mi dà del lei (semmai del lui)

quando mi incontra per la via, cui dico

 

quel po’ che so sui nostri tempi bui,

che mi interpella come un saggio antico

su ciò che sono, che sarò e che fui,

abbracciandomi a sé come un amico:

 

amo restare in mezzo a questa gente

che sa la vita, perché l’ha imparata

vivendo, che conosce poco o niente

 

di ogni cosa che ho letta o che ho studiata

su vecchi libri faticosamente

perché la verità l’ha dentro innata.

 

E TUTTO A UN TRATTO

 

E tutto a un tratto il vuoto, nella stanza

il sottile silenzio della sera

ecco abbracciare lieve la mancanza

di un giorno senza età di primavera

 

sospeso tra l’estrema lontananza

di quanto è stato e l’esistenza vera

fattasi chiarità, certa speranza,

senza che il cupo della notte nera

 

inghiotta anche i ricordi nell’oblio,

come se nulla mai fosse accaduto

o fosse solo l’ombra di un fruscio

 

alla ricerca di chi si è perduto,

prima di dare non l’eterno addio,

ma con affetto l’ultimo saluto.

 

POI TI SENTI COSÌ

 

Poi ti senti così, semplicemente

diverso, non più tu, come svegliato

da un sogno, un lungo sogno evanescente

nella memoria incredula, cambiato

 

senza saperlo, un attimo, anzi un niente

rispetto a prima, a quanto è capitato,

uno straniero in mezzo ad altra gente

cui passi in mezzo nell'anonimato,

 

senza più storia, quasi senza volto,

in un silenzio attonito, contorto

nelle vicende altrui, ora in ascolto

 

steso sull'acqua galleggiando a morto,

senza peccato, libero, già assolto,

alla ricerca di un felice porto.

 

NELLA MIA STRENUA INERZIA

 

Accoccolato all'ultimo bagliore

di un pomeriggio strenuamente inerte,

avverto appena i battiti del cuore

sotto le braccia placide, conserte,

 

mi pare, nonostante lo stupore

di case senza età, di vie deserte,

di un cielo troppo pallido, incolore,

di idee non molto chiare, poco certe,

 

ancora vivo, sì, forse capace

di un'impresa titanica, mi pare,

bisognoso com'è solo di pace,

 

ora che tutto, come deve andare,

va, che quest'ansia indomita si tace,

in attesa di vivere, di amare.

 

IL SOLE OCCIDUO

 

Il sole occiduo insanguina le porte

            di una sera incapace di arrivare

sulle soglie di queste case assorte

            a superare il limite, abbracciare

 

pensieri stanchi di memorie morte

di cose amate sì, di cose care

all'anima, ma fragili, contorte,

forse soltanto da dimenticare

 

            nel respiro di un sogno già svanito

tra le ansie irrefrenabili del cuore

alla strenua ricerca d'infinito,

 

mentre i minuti accumulano ore

            su ore e tutto il tempo è già fuggito

            senza provare un'ombra di stupore.

 

PORTAMI DOVE VUOI

 

Portami dove vuoi, portami dove

è più blu il cielo, l'aria più leggera

di questa greve nostra, tra le nuove

cose di una realtà molto più vera,

 

portami dove sai, portami altrove,

nel sole di un'eterna primavera

col tepore che l'animo commuove,

su cui non scenderà mai più la sera,

 

portami via con te, tienimi stretto

nell'atmosfera magica di un sogno

in cui tutto si fa così perfetto

 

che anch'io di nulla ormai più mi vergogno,

portami a casa tua, sotto il tuo tetto,

dove di te soltanto avrò bisogno.

 

SE POI TORNI...

 

Se poi torni, non è che mi dispiaccia;

anzi, non sai quanto sarei felice

del tuo ritorno, qui, tra le mie braccia:

ci ho messo il cuore, sai, come si dice,

 

ci ho messo tutto, ci ho messo la faccia,

perché è giusto così, perché si addice

a chi ti ama davvero, che ti piaccia

o meno, dolce, cara incantatrice

 

di questa storia ormai sempre più strana,

smarrita nei più intimi precordi

di una piaga che ormai più non risana,

 

fatta di gesti, mille disaccordi

di qualche fantasia sempre più vana,

anche solo di semplici ricordi.

 

 

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