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Animula vagula blandula et alia

 

 

Rosario De Marco 

 

 

 

I

 

Ad aspettar carezze…

 

Ad aspettar carezze

impegnai speranze

e lo scandir dei giorni

si fece lieve,

 

all’adorato corso

di variopinte ore

a bocca aperta

voltai la testa.

 

Per chiaro specchio

scambiai la lama

di  una cruda falce

a rotear nell’aria

 

e porsi il viso

a bieca vita,

di nuovi sogni

ingorda sempre.

 

 

II 

 

Aria e pietre e tempo

 

Aria e pietre

questi giorni immutabili,

orde di ore

grevi e aguzzine

che disegnano scie

in bianco e nero

sulle mie spalle.

 

 

III

 

Nelle tue armi

 

Eccomi ancora nelle tue armi:

mentre àgiti la spada,

mi vedi riflesso nello

slancio freddo dell’acciaio.

 

Esangui linee fuggono

l’aria per rifugiarsi meste

in una scia metallica

che lenta squarta il cielo.

 

C’è una battaglia in questa

notte che striscia adagio

verso un lontanissimo giorno.

Ne vedi forse la fine? Mah.

 

Anche se forzi le aste

inesorabili dell’orologio,

non puoi persuadere né ingannare

il divenire tragico del tempo.

 

Dio non c’è nelle tue armi

che possa salvarti

da fameliche cascate;

e mentre remi con disperazione,

 

scivoli nel gorgo amaro

di acque che ti aprono

le braccia e ti avvolgono

in un abbraccio senza fine.

 

Lontano si odono voci…

 

 

IV

 

Cieco

 

Cieco,

per non vedere i miei

giorni senza te

e la mia ombra,

che sola sola

occupa lo scenario caotico

di una vita grottesca.

 

Cieco,

per non vedere

i tuoi occhi,

che mi tagliuzzano l’anima

senza vederne il sangue.

 

Cieco,

per non guardarmi

allo specchio e vedere

i miei occhi che

non vedono niente.

 

 

V

 

Ci sarà quel giorno

 

Ci sarà il giorno

che non dormirai:

resterai a fissare

il dondolìo lento

di una muta campana,

le nuvole di fumo

del corto respiro

salire col freddo.

 

 

VI

 

Come senti?

 

Come senti il sollievo

mentre fitti pensieri,

gocce di pioggia,

scendono in testa

e con pazienza li unisci

fino a vederne completa

un’acquea distesa?

 

Come senti il peso

nel guardare dei sassi

emergere dall’acqua

e stare compatti,

solitarie vedette

di un fiume di sguardi

annegati da tempo?

 

Come senti la paura

allo sguardo costante

di una belva feroce,

che ti fissa da tempo

e aspetti che un giorno

lasci la riva

per venire da te?

 

 

VII

 

Con abbondanza di nero

dipinge i suoi quadri,

astruso pittore

e tiranno dell’anima.

Visi allungati

da dolorose smorfie,

cercano il modo

di bucare il dipinto

e fuggire distanti,

ma bavose spirali

impastate di rosso,

chiudono la tela.

 

 

VIII

 

Nyx

 

Della notte, il giorno

mi mostrò la follia,

veloci fantasmi

un dì conosciuti,

 

e corse infinite

su insolite spiagge,

affollate di facce

all’alba svanite.

 

Della notte, il giorno

mi svelò la follia,

chiari disegni

che son scarabocchi,

 

e musiche eterne

su cori grandiosi,

chiassose ferraglie

in botti di vetro.

 

Della notte il giorno

attende il ritorno,

per nuove iniezioni

di chiara follia.

 

 

IX

 

Di parole brevi

(Ad un’amica ora assente)

 

Di parole brevi

e sorrisi ampi

il felice tempo

con te passato

 

E in giorni allegri

io spero ancora

di vedere con te

paesaggi nuovi.

 

X

 

Dietro al vetro

 

Dietro al vetro della mia vita

ho visto sfilare storie e persone,

io guardiano del faro

nel mare dei miei giorni,

sazio di pane e solitudine.

 

Dietro al vetro della mia vita

ho lanciato urla e parole

a passanti distratti e

ad allegri gitanti

senza avere risposta.

 

XI

 

Filamenti d’acciaio

 

Filamenti d’acciaio,

avvinghiati a spade inesorabili,

tessono ancore pesanti

che tengono unite

le nostre esistenze,

in bilico tra la felicità

della tenue speranza

e i burroni del domani.

 

Se fosse così facile

lanciare per aria

questi inutili appigli,

e lanciarsi per aria

con nuove vele

aperte al vento,

disfaremmo subito

queste squallide tele,

 

ma levare le ancore

senza nessun rumore

è una fantastica utopia.

 

 

XII

 

Giallo ocra e verde chiaro…

 

Giallo ocra e verde chiaro

questo deserto infinito

che ci ipnotizza al suolo

fermando i nostri passi,

più che la sete incalzante

può il silenzio che ci avvolge,

stregati da questa massa di nulla

che cancella il ricordo.

Desiderare di uscirne vivi

e di trovare un’oasi

che non sia una beffa

della mente ubriaca,

rotolarsi in questo oceano

di sabbia rovente

e diventarne con il tempo

uno dei suoi infiniti granelli.

 

 

XIII

 

Piccoli sprazzi di felicità?

 

Piccoli sprazzi di felicità,

isolotti sperduti in

un mare avversario

dove attraccare le anime

nostre per riempirne le stive.

 

 

XIV

 

Posso cercarti al sole

 

Posso cercarti al sole:

non ho occhi per guardare

in questo giorno di pioggia,

né mani per cercarti

in quel labirinto di nebbia.

Posso cercarti al sole:

non ho piedi per camminare

nei giardini di fango,

posso aspettarti – se vuoi –

cara, fosca dama.

Se vuoi. Ma al sole.

 

XV

 

Vita,

mi dai giocattoli sbagliati

e statici profumi,

specchi beffardi

aguzzi come spade

e vetri colorati,

che ghignano nel buio.

 

 

XVI

 

Vita,

dici di chiamarti così

ma so che menti.

Inventi giorni

che sono mostri

ed ore insaziabili

di nuovo pianto.

 

 

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