Bibliomanie.it

N°37 settembre/dicembre 2014

SAGGI E STUDI

 Il romanzo italiano del '700

Vincenzo Pernice

L'attenzione nei confronti della narrativa romanzesca italiana del XVIII secolo è un fenomeno assai recente nell'ambito della critica letteraria. Soltanto negli ultimi decenni, grazie ai contributi di Carlo Alberto Madrignani e Luca Clerici, tra gli altri, si è potuti giungere ad un corretto inquadramento stilistico, tematico, nonché filologico di autori quali Pietro Chiari o Antonio Piazza. Le occasioni di ricerca sono ancora tante, in un ambito che rimane tuttora largamente ignorato a causa della mancanza di analisi e documentazione. Tra le varie strade possibili, non è stata compiuta, al momento, un'indagine in prospettiva editoriale. Il presente studio ha appunto il modesto obiettivo di introdurre un tentativo di inchiesta in tal senso, puntando l'accento ora sui dati relativi alla produzione libraria, ora sulla condizione degli autori e sulle strategie dei loro editori, nella convinzione che anche temi così lontani dalle storie della letteratura possano contribuire a spiegare la nascita, nel nostro paese, del genere letterario cardine della modernità...

Francesco Giorgio Veneto

e la Venezia del suo tempo

Maria Giulia Andretta

Francesco Giorgio Veneto nasce a Venezia il 7 aprile del 1466, figlio di Benedetto della nobile famiglia veneziana degli Zorzi che annovera tra i suoi antenati diplomatici e uomini di governo, tra cui un Marino Zorzi, doge dal 1311 al 1312. La madre, Bianca Sanudo, è la zia del diarista, storico e cronachista della Serenissima Marin Sanudo, che in alcuni testi ricorderà Francesco come «mio zerman cuxin ... fiol di una olim sorella di mio padre». Frequenta fin da subito gli ambienti padovani, come era consuetudine nel patriziato veneziano, e qui  potrebbe essersi dedicato allo studio della filosofia e della teologia seguendo le lezioni  nel  centro italiano più importante di diffusione delle dottrine scotiste, che avevano peraltro largo e naturale seguito anche nei vari studi francescani.La scuola aveva notoriamente posizioni filoaverroiste e favorevoli a tutta quella parte del pensiero peripatetico che riguarda la metafisica...

La concezione del linguaggio di Giambattista Vico

 e l'opposizione alla cultura francese

Gaetano Antonio Gualtieri

Uno dei problemi che maggiormente giungono a maturazione nel contesto dei secoli XVII e XVIII, suscitando vivo interesse sia sul piano teorico sia su quello delle implicazioni pratiche, è costituito dalla questione del linguaggio e del suo ruolo nell’ambito della conoscenza. Più in generale, nel corso del tempo, il problema della lingua era stato sentito, almeno negli ambienti di livello culturale più elevato, come uno dei più importanti e significativi. Data la complessità del fenomeno linguistico, va chiarito che non è possibile parlarne come se fosse un problema unitario, ma esso ebbe molteplici risvolti e vari piani di discussione. Non a caso, Umberto Eco...

Fra labirinti di templi complessi

Premesse storico-critiche allo studio di letterati tedeschi

del Sette - Ottocento prossimi agli ideali della Massoneria

Davide Monda

La Germania, insieme con l’Inghilterra, la Scozia e la Francia, è una delle culle della Massoneria moderna, di quella, dunque, definita “speculativa”. Anche se, antecedentemente al XVIII secolo, le cosiddette Logge “operative” sono state importanti e numerose, ed hanno saputo ben presto accogliere, come del resto le omologhe inglesi, dei “muratori accettati” (vale a dire uomini che non appartenevano al mestiere, come artisti e filosofi), le prime vere Logge moderne furono, in Germania come in tutt’Europa, di origine britannica...

La lunga attività del cavalier Gazzoni

Imprenditore sui generis fra Bologna e l'Europa

Alberto C. Saetta

Con rara lucidità strategica, alla luce di una visione sorprendentemente chiara e, talora, in anticipo sui tempi, Arturo Gazzoni cerca di sviluppare i suoi ambiziosi progetti manageriali; e forse solo a tali scopi si giova degli strumenti che il fascismo può offrire. La linea guida dei suoi scritti è, con ogni probabilità, quella di porre all’attenzione la necessità di competere con gli altri Stati, su un terreno in cui questi sono già in vantaggio, cioè la capacità di utilizzare al meglio le potenzialità della comunicazione – in particolare della pubblicità – per conquistare più ampie fette del mercato internazionale. «L’industriale italiano, chiamato ad affrontare, in un futuro prossimo, ancora più duramente che per il passato la concorrenza delle industrie straniere, dovrà essere in condizioni di conoscere profondamente la tecnica pubblicitaria, che sola potrà servirgli per battere la concorrenza straniera, aprirgli i mercati del mondo e segnare una pietra miliare nella magnifica ascesa dell’Italia Fascista»...

NOTE E RIFLESSIONI

Questioni di confine

Intellettuali trentini e la grande guerra

Vincenzo Calì

La neo-parlamentare europea Barbara Spinelli su La Repubblica metteva così in guardia, mesi fa, sulla propensione a un “ritorno al 1914”:  " Gli anni versari sono un omaggio che si rende al passato per accantonarlo. Meglio sarebbe celebrarli con parsimonia. Ma sul significato di questa ricorrenza vale la pena di soffermarsi, e chiedersi come mai Berlino evochi il 1914 per di re che l'euro può sfracellarsi, che se non faremo qualcosa saremo di nuovo sorpresi dal colpo di fucile che distrusse il continente, come mai troni questo nome - i Sonnambuli - che Hermann Broch scelse come titolo per una trilogia che narra la pigrizia dei sentimenti, l'indolenza vegetativa, che pervasero il primo anteguerra"...

Voltaire filosofo

Gianluigi Goggi

Negli ultimi anni gli studiosi di Voltaire hanno concentrato l’attenzione sulle procedure di ri-uso o di riutilizzazione con cui Voltaire ha spesso ripreso per un testo che aveva in elaborazione pezzi già pubblicati in altra occasione. Non si tratta solamente dell’attenzione ai criteri di “copia/incolla” spesso applicati, ad esempio, dal Voltaire storico nella utilizzazione dei testi che costituiscono delle “fonti” o degli intertesti della sua opera. Voltaire in maniera disinvolta ri-usa spesso (soprattutto il Voltaire degli anni di Ferney) pezzi (o testi) già pubblicati in precedenza...

Per conoscere Lorenzo Giusso

Stefano Chemelli

Lorenzo Giusso fu anzitutto ispanista di primo rango. Ma non solo, perché egli, nella non lunga ma intensissima parabola creativa, si rivelò davvero di “multiforme ingegno”: homme de lettres eclettico quanto geniale, pensatore inquieto come pochi, viaggiatore instancabile nell’Europa e, più ancora, nello spirito, professore senza fissa dimora, scrittore, poeta, saggista, giornalista, dai diversi toni e dall’infaticabile rabdomanzia tra Francia, Germania e Spagna – la diletta Spagna. Napoletano, nato il 25 giugno del 1900, aristocratico per stirpe, estrazione sociale e – forse più ancora – per stile di vita, pensiero e scrittura, Lorenzo Giusso viene tuttora considerato da un musicologo straordinario...

Traghettatori della parola

Oscura vita di doppiatori e traduttori

Isabella Cattaneo

Tra le espressioni culturali e artistiche più frequentate, due di queste vengono interpretate da personaggi sconosciuti, la cui esistenza è comunemente trascurata dai dibattiti televisivi più populistici ai salotti letterari di appartata selettività. Il loro valore, la capacità professionale non viene mai discussa, elogiata, criticata, nel bene e nel male, un vuoto di attenzione anomalo in una società dove ormai ogni dettaglio dello spettacolo esige il proprio spazio di luce nella ribalta. Chi sono? Sono i doppiatori e i traduttori, traghettatori della parola, evocatori delle nostre emozioni...  

TRADUZIONI INEDITI E RARI

Intorno a una traduzione italiana di

Tempeste d'Acciaio di Ernst Jünger

Elementi per una biografia intellettuale

Maurizio E. Serra

Un giorno di primavera a Berlino, alcuni anni fa, al terzo piano di una casa «casa occupata» di Potsdamer Straße a due passi dal muro, che giovani oppositori della speculazione urbana stanno rimettendo in sesto con piglio un po’ dogmatico. Dalle ringhiere fine-secolo pendono ad asciugare gli indumenti in varie tonalità di arancione dei seguaci di una setta religiosa. Dentro, barattoli di vernice, strumenti musicali, stoviglie da lavare. In un angolo, una pila di libri: il primo è Annährungen (Approcci), l’itinerario fra le droghe e nell’estasi di Ernst Jünger [1895-1998]...

Nunc Stans

Amandine Samyn

A cura di Alessandra Rizzi, Palazzo Zambeccari, Bologna Gennaio Febbraio 2014

 

Il principe dispotico e il popolo incatenato

A 240 anni da The chains of slavery di Jean-Paul Marat

a cura di Piero Venturelli

Sono passati esattamente duecentoquarant’anni dalla pubblicazione di quello che è senza dubbio uno dei libri più importanti di Jean-Paul Marat (1743-1793), The Chains of Slavery, uscito a Londra – anonimo e a spese dell’Autore – nel maggio del 1774, durante la campagna elettorale per la Camera dei Comuni. Nel corso del decennio precedente, egli ha per lunghi periodi risieduto e lavorato come medico nella capitale britannica, dove è stato un assiduo frequentatore di clubs politici, maturando posizioni di stampo «democratico». Ora confida con questo scritto di risvegliare il sentimento del dovere civico del popolo inglese...

Tradurre la forma, tradurre il senso

Oscar Carol Ann Duffy

Stefano Cavallini

Oggi tutti sappiamo cosa significa “tradurre”, ma chi non ha studiato latino al liceo o lingue e traduzione ed interpretariato all'università, difficilmente saprà che l'origine della parola non ha nulla a che vedere con l'idea di riscrittura linguistica a cui è legato questo termine. Infatti i termini latini utilizzati per indicare una traduzione erano vertere, convertere, interpretari, transvertere, exprimere, explicare, latine reddere, latine disserere e non, come si potrebbe pensare, traducere, che significava spostare, trasferire da un luogo all’altro (da TRANS al di là e DUCERE condurre) e non compare né nel latino antico, né in quello medievale (Sabbadini 1900: 201). Ancora nel 1300 si usava generalmente “traslatare” (rimasto poi nell’inglese “translation”) derivandolo dal participio di transferre. Il concetto moderno del tradurre nasce solo nel 1400, a causa (o grazie) ad un errore di Leonardo Bruni che nelle Noctes Atticae di Aulo Gellio usa traductum, inteso nel testo come “trapiantato” dal greco al latino, nel senso odierno di “tradotto”. Da quel piccolo errore...

Letteratura ed Emozioni

Ezio Raimondi

una riflessione a cura di Carlo Dignola

NARRARE

Moltitudine

Magda Indiveri

Ho fatto un sogno. Facile dire: un sogno. Visioni, immagini, ritratti svolazzavano nella camera del mio cervello. Era una figurina, un viso, un fantasma, come sulla superficie mossa di un secchio pieno d’acqua. Erano due, una che si sdoppiava, dondolando, e una rideva mentre l’altra aveva il muso. Erano tre, perché alle prime due si sovrapponeva una più prepotente, più vivida, che poi trascolorava. Era un brulicame come di formiche che giravano intorno al loro formicaio e in un istante non si riusciva più a distinguerle. Allora sentivo pure una voce che declamava un antico haiku: "L'apparenza di questi volti nella folla / Petali su un umido, nero ramo"...

The second chance

Veronica Morgera

Questo pomeriggio il sole è alto su Londra e splende in modo sconveniente; di solito preferisce starsene nascosto dietro alle nuvole,  lasciando quel velo cupo sulla città. Oggi no. Oggi costringe i pallidi abitanti inglesi a indossare gli occhiali da sole ed abbassare i finestrini delle loro auto mentre sfrecciano sul Tower Bridge perché è tardi. Tardi per cosa, però, non si sa; è sempre tardi anche per non fare niente...

POESIE

Filastrocche d'agosto Stefano Cavallini

Antonio Castronuovo, Federico Cinti, Luca Manini,

Marco Marangoni,  Lorenzo Tinti, Matteo Veronesi

in dialogo con Actus Tragicus di  Davide Monda

LETTURE E RECENSIONI

Remo Bodei La civetta e la talpa

letto da Giovanni Ghiselli

Remo Bodei ha accresciuto, ripensato e rielaborato il nucleo originario di questo volume che era apparso nel 1975, sempre presso il Mulino, con il titolo Sistema ed epoca in Hegel. L’introduzione, scritta dall’autore stesso, chiarisce che il libro "in termini quantitativi è stato però aumentato di oltre un terzo e, qualitativamente, ripensato e rielaborato" Da allora, sono passati trentanove anni, molti casi ed eventi epocali si sono avverati e il mondo è cambiato. Si sono avvicendati fatti politici, militari e culturali, mode di vario genere, e anche i gusti collettivi hanno subito una serie di mutazioni...

Alessandro Berselli Anche le scimmie cadono dagli alberi

letto da Mauro Conti

Il nuovo romanzo di Alessandro Berselli, Anche le scimmie cadono dagli alberi, è certamente un testo importante per le nostre lettere. S. e io l’abbiamo letto una prima volta quest’estate, in spiaggia, sotto l’ombrellone, bisbigliandocene le parti, quasi in un gioco segreto, ed è stata un’esperienza piacevolissima, perché la storia di Samuel Ferrari era capace di perforare il flusso noioso, caotico del rituale estivo con le sue architetture, le sue volte fresche e affascinanti. Poi l’ho riletto di recente, anche perché volevo raccontarlo, come rifugio della debordante melma delle piogge autunnali esperite davanti al televisore: uno spasso, perché lo sguardo dello scrittore, o, meglio, della sua voce narrante che coincide poi con quella del protagonista, è umoristico, caustico, non è mai immobile o faticoso di lamenti, commiserazioni, ma sa liberarsi di ogni impiccio con signorile eleganza, con la semplicità sentimentale, autentica, di un ragazzo che dica: ecco, questa è la mia vita, io sono questo.  Consigliarlo oggi accanto a un liquore prestigioso, abbrancati a una comoda poltrona dopo i pranzi natalizi? Certamente...

Barbarie Barocca

Glosse imperfette per Digesto Massimo Sannelli

letto da Elisabetta Brizio

«Un giorno ho cambiato tutti i segni del mio codice, perché era vano», Massimo Sannelli a un certo punto dice in Digesto. L’anno della svolta, dell’uscita dalla scena poetica, è all’incirca il 2010, quando Sannelli rompe con il suo stile di poeta ateo. Autore tutt’altro che disadorno, non ateo, non fingitore, prende atto della distanza dei suoi versi dalla sua autentica predisposizione: l’apparire in scena. «E il corpo è l’uomo», come dice il Tristano di Leopardi. Adesso un «corpo» appare pubblicamente – e apparire è agire, per Sannelli –, e questo significa essere anche «uomo», un uomo dello stile, con stile. Però, quando l’apparire sembrerà più liturgico (alla stregua di un sacerdote all’altare, di mago operante, di performer grotowskiano), Sannelli trasformerà l’esposizione sempre in una parodia, anche clownesca (qui a tratti il linguaggio è duro e materiale, in qualche caso francamente volgare); e quando la deriva comico-realistica sarà esagerata, Sannelli la riporterà nell’alveo liturgico – e lingua e sintassi cambieranno ritmo e suono. Di qui la difficoltà di inserire Digesto, e lo stesso Massimo autore, in qualsiasi ruolo. Ecco perché Sannelli insiste sul fatto che la scrittura è per lui, ora, solo un’«arte applicata»: il momento – ritmicamente ben forgiato, biograficamente accettato e non rifiutato – vale più della struttura, l’operatore vale più dell’opera. La struttura, ovviamente, vale solo per quanto possa essere agitata, resa inquieta attorialmente, narcisisticamente e «musicalmente». Sembrerebbe nulla di particolarmente nuovo, ma oggi è una inusualità furiosa, aggressiva...

Misure del ritorno. Scrittori, critici e altri revenants Luciano Curreri

letto da Luigi Preziosi

Una generosa passione anima i saggi di Misure del ritorno. Scrittori, critici e altri revenants1, di Luciano Curreri. Si manifesta non tanto riguardo ad autori od opere particolarmente amate (legittima ovviamente, ma che di per sé non costituirebbe un apprezzabile segnale di originalità), quanto nei confronti dell'indagine in sé, della tensione a capire e a spiegare, a scrutare il mondo attraverso le lenti della letteratura, e soprattutto a leggere tramite esse la contemporaneità, che, per il solo fatto di esserci dentro, è, per chi tenta di interpretarla, di gran lunga il tempo meno facilmente decifrabile. La ricognizione di Curreri è scandita su otto capitoli, sviluppati attraverso un indice inverso dal settimo allo zero, in una  esplorazione che ha certo un senso cronologico (prende le mosse da Salgari e termina, grosso modo, con Stajano), ma anche e soprattutto eminentemente soggettivo: man mano che si inoltra nella sua materia e ne percepisce le incandescenze e le occasioni di compromissioni emotive, il critico avverte il peso del coinvolgimento personale, che non solo non nasconde, ma enfatizza appunto nel capitolo zero, quasi una spiegazione di se stesso, dopo le implicite parziali rivelazioni dei saggi precedenti. Questo modo di procedere, certo non così consueto, rende ragione di quanto di sé l'autore abbia investito nel suo lavoro. Ancora: Curreri riesce a legare insieme i suoi saggi, che peraltro ben potrebbero avere vita autonoma, avanzando ipotesi di lettura dell'ultimo secolo complessive o quanto meno coerenti; per di più, riferendo ad esse significati in qualche misura esorbitanti rispetto alla mera storia letteraria, evidenzia un'urgenza che non è solo espressione di doveroso rigore accademico, ma tensione verso una più o meno aperta manifestazione di sé e del proprio collocarsi nel mondo...

Note di lettura per l'ultimo Ferraris

Elisabetta Brizio

È stato più volte fatto notare come le istanze del Nuovo Realismo si caratterizzino per un eccesso di complessità tale da non renderle circoscrivibili in una definizione sintetica. Anche a voler prescindere dalle varie posizioni che vanno sotto il comune denominatore del Nuovo Realismo, nella specifica prospettiva di Maurizio Ferraris ci troviamo di fronte ad assunti sempre più capillari ed esigenti che aprono a nuove coimplicazioni insieme a nuovi gradi di estensione dei predicati nuovorealisti. È il caso di Realismo positivo (ovvero l’antefatto di un’opera più vasta e sistematica, come viene anticipato nella nota editoriale), dove le intenzioni che muovono Ferraris riguardano il decorso dialettico e il conseguente accrescimento delle competenze proprie del carattere resistenziale della realtà, vale a dire dell’autonomia strutturale di quel vasto strato di esistenza che permane indocile e non sempre intelligibile a noi...

OFFICINE DELLA RICERCA DIDACTICA

Il mondo Disney si rinnova

L'ideale femminile e quello del 'vero amore'

Jessica Fiore

Biancaneve e i Sette Nani, Cenerentola, La Bella addormentata nel bosco sono i film più conosciuti a livello mondiale da bambini e adulti. I cartoni della Disney, infatti, fin dalle prime generazioni, hanno coinvolto sia grandi che piccoli, facendoli entrare in un mondo fiabesco, che però, nel corso degli anni, è molto cambiato. Infatti, come la società e gli stereotipi al suo interno si sono trasformati, anche il mondo Disney ha seguito tale mutazione, rappresentando la realtà da un punto di vista non più solo fiabesco, bensì reale...

 

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