Bibliomanie.it

N.30 Luglio/Settembre 2012

La Direzione, commossa e grata oltre ogni parola, ricorda ROBERTO ROVERSI (1923-2012) che ha fondato e a lungo animato 'Bibliomanie'

SAGGI E STUDI

Le pievi medievali bolognesi

note storiche e riflessioni a partire da un libro recente

di Gilberto Turchi

Il libro sulle pievi medievali bolognesi, edito dall’Istituto per la Storia della Chiesa di Bologna, segue la pubblicazione di due grossi volumi quali lo studio del Codice diplomatico della Chiesa bolognese e quello del Codice Angelico 123. Alcune ricerche su singole pievi erano già state date alle stampe, ma questo volume “poderoso” (così lo definisce il Cardinal Carlo Caffarra nella Introduzione) risulta fondamentale per ampiezza di visione del quadro d’insieme, per la copiosa produzione di documenti, nonché per un’attenta e approfondita rilettura degli stessi, che porta gli autori a formulare nuove (e fondate) ipotesi sull’origine delle pievi, sulla complessa vita plebana medievale e il suo sviluppo nel tempo. Il curatore del volume, Lorenzo Paolini, nell’ampia Introduzione, delinea un esauriente affresco del tema delle pievi, precisando anzitutto che, dalla prima era cristiana all’alto Medioevo, il nome “pieve” (plebs) ha subito varie trasformazioni: inizialmente indicava o l’intera comunità dei cristiani (plebs Dei) o la singola comunità dei battezzati laici; infine, verso la fine del VII secolo (in Toscana e, gradualmente, nell’Italia centro-settentrionale), anche la chiesa battesimale fu chiamata “plebe” (plebs baptismalis)...

Sulla Lectio incontentabile di Ezio Raimondi

Andrea Battistini

Anche al cospetto di Ezio Raimondi (1924), specie se lo si incontra nel suo studio, «caverna scolpita di libri», può sorgere spontanea, a un visitatore sprovveduto, la stessa domanda ingenua e pleonastica che, nel ricordo affabile di Contini, veniva da rivolgere a Spitzer: «Sta lavorando, come al solito?»...

Medioevo inquieto. La storia di Cola di Rienzo nella Cronica di

Bartolomeo di Iacovo da Valmontone

(parte seconda)

di Mauro Conti

Il 29 novembre 1347, il Petrarca, di ritorno dalla Francia, indirizzava al Tribunum urbis Rome, Nicolaum, una lettera di sdegno misto a preghiera per il motivo del suo mutato contegno nella direzione dell’Urbe. La lettera, raccolta nei Familiarum rerum libri,  è piena di rimproveri e avvertimenti all’indirizzo di Cola affinché desista dal seguire quella china fatale verso cui lo spingono gli avvenimenti e nella quale precipita, inebriato, come si trova, dal favore popolare e dalla sfrenata sua ambizione. Attento! “Facilis descensus Averni” e “Magnus enim labor est magne custodie fame”. “O multum pricipium dissimilem finem” apostrofava il poeta deluso per l’evolversi degli eventi: “ et hanc michi quoque durissimam necessitatetem exime, ne liricus apparatus tuarum laudum, in quo  teste quidem hoc calamo multus eram, desinere cogatur in satiram”. Insomma Petrarca vedeva volgere in ridicolo e doloroso spettacolo quell’impresa in cui egli stesso aveva sperato, in cui egli stesso si era impegnato, segretamente aspirando, come ricorda il Billanovich, in favori e onori...

NOTE E RIFLESSIONI

La parola: bene comune e simbolo

di Massimo Angelini

Che succede quando si parla di un argomento che riguarda tutti con parole e con frasi che possono capire solo pochi? Succede che chi ne parla così, afferma indirettamente che quell’argomento “non è per tutti” e che “solo pochi possono capirlo”, e intanto fa anche passare il messaggio che lui, che ne parla, è fra questi pochi; succede che pochi si “appropriano” di quell’argomento, pur sostenendo che riguarda, o dovrebbe riguardare, tutti; succede che, nei fatti e al di là delle intenzioni dichiarate, tutti sono espropriati da ciò che li riguarda, a vantaggio di pochi. Capisco che questo pensiero, così costruito, possa apparire contorto, e allora – per non cadere subito in contraddizione con quello che desidero comunicare – conviene che lo spieghi con un esempio. Ci sono molti argomenti che riguardano molte persone, ma ci sono alcuni argomenti che riguardano tutti. In particolare, non c’è nulla come la condizione umana che riguardi tutti: è così per definizione. E, parlando di condizione umana...

TRADUZIONI, INEDITI E RARI

Moralisti francesi del Novecento

 Per il cittadino europeo d'oggi

di Adriano Marchetti

Insigne esponente della letteratura cattolica francese del primo Novecento, Paul Claudel (1868-1955) ha in particolar modo trasfuso il suo potente afflato religioso nella produzione poetica e teatrale. Dopo un’adolescenza a contatto con un’educazione positivistica di cui non si stancherà poi di denunciare quella che gli appare come una assai misera visione dell’uomo, lo scrittore ritrova la fede degli anni precedenti (sarebbe stato illuminato durante la notte di Natale del 1886 nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi) e riprende la pratica religiosa. Pur restando convinto che la vita trascorsa in un ordine monastico sia la più degnamente vissuta, egli affronta la carriera di console e poi di ambasciatore, soggiornando sotto quasi ogni latitudine, dagli Stati Uniti all’Est asiatico, dall’Europa al Brasile e al Giappone. Allo stesso modo, la sua convinzione religiosa non lo allontana del tutto dalle tentazioni della passione amorosa (l’inizio del suo Journal si situa proprio nei dintorni della crisi provocata dalla fine della sua relazione con una donna già sposata). L’approfondimento dei testi sacri e l’osservazione della realtà fanno intanto maturare quei tratti di un’esperienza che si ritrovano in un’opera non esente da inclinazioni autobiografiche. Claudel delinea l’ideale di un uomo alla ricerca del volere...

LETTURE E ANTICIPAZIONI

Luciano Bianciardi La Vita Agra

letto da Chiara Ferrari

Milano è quel lassù, nascente metropoli fotografata negli anni splendenti del boom. Ma non è l’immagine scintillante, illuminata dai bagliori del progresso, del benessere e della gioiosa evasione quella che troviamo nel romanzo capolavoro di Bianciardi, La vita agra. Scrostando la patina dorata, sbuca un’umanità ai margini, che scontava il prezzo di quel “miracolo” ingurgitando dosi massicce di solitudine, disillusione e amarezza. La vita agra, edito da Rizzoli nel 1962 e poi ripubblicato da Bompiani, è un romanzo attualissimo. Capace di svelare, nelle ombre di quella grande trasformazione della fine degli anni Cinquanta, la decadenza sociale, economica e culturale in cui si trova l’Italia oggi. La Milano del boom è la quintessenza di un’Italia in rovina che in quegli anni cominciava un irrimediabile declino.  E come un faro che non si è mai spento, lo sguardo critico di Bianciardi su quella fase storica ci illumina sulla realtà presente per mostrarci nulla di buono, se non, forse, un’àncora di salvezza contro il totale disfacimento: la non omologazione...

Giulio Mozzi La felicità terrena

letto da Luigi Preziosi

Ci sono opere letterarie che, per il senso di inadeguatezza che suscitano in chi legge, non finiscono con la chiusura dell’ultima pagina. E’ un’inadeguatezza che non attiene tanto alla più o meno ampia disponibilità di chi legge di farsi pervadere da ciò che ha letto, quanto alla sensazione di difficoltà a cogliere tutto intero e tutto in una volta il significato dell’opera. Ben oltre la crosta dell’apparenza (la trama, ma non solo, ovviamente), le molteplici intenzioni di chi ha scritto si percepiscono per approfondimenti progressivi, e ad essi conseguono per chi legge altrettanti mutamenti di prospettiva, che inducono a riletture, rivisitazioni, ripensamenti a volte, e anche a nuove accensioni dell’immaginazione, in ragione di come si cresce, negli anni e con i libri. A questa categoria di libri appartiene di diritto una delle più considerevoli raccolte di racconti della nostra attuale narrativa, La felicità terrena, di Giulio Mozzi, che per merito di Laurana è ritornata da qualche mese in libreria...

Lucia Tancredi La vita privata di Giulia Schucht

letto da Elisabetta Brizio

 È un romanzo che ha per protagonista la bellissima moglie di Antonio Gramsci, figura ineffabile di per sé e della quale alquanto inesplicabilmente nelle biografie gramsciane si sono perse le tracce. «Se non si fosse provveduto ad una repentina estinzione di Giulia ci sarebbero stati tutti gli elementi per scrivere un romanzo su di lei. Perché nessuno l’ha ancora fatto?». Lo fa Lucia Tancredi – forse riflettendo su questo suo interrogativo – nella sua ultima opera narrativa, La vita privata di Giulia Schucht (ev editrice 2012). Indipendentemente dal prologo, «oggi» (dove l’autrice annovera le ragioni, le sensazioni, gli imperativi anche di ordine morale sottesi al suo invaghimento nei confronti della Schucht) e dalla suggestiva conversazione con Antonio Gramsci jr che emblematicamente (si vedrà il perché) chiude il libro, i titoli dei capitoli vengono fin troppo sinteticamente designati con delle date, decise e tassative, che nel loro succedersi inappellabile somigliano alla scansione di una condanna (come a qualcosa di presentito, o addotto dal punto di vista del poi), la sanzione insita nel privilegio di amare un uomo non qualunque. Ma trasvalutando la veste strutturale, in ogni capitolo il tempo si dilata ondivagando tra analessi e prolessi, e senza attenersi rigorosamente alle coordinate temporali il racconto si snoda dall’anno in cui Giulia conobbe Antonio al sanatorio Serebriani Bor fino a quello della morte di Gramsci, nel 1937. Concorrono alla fabulazione le immagini fotografiche in apertura e in chiusura del libro, due istanti «incantati» della vita di Giulia Schucht provenienti dall’Archivio Antonio Gramsci...

Simone Weil L'Iliade o il poema della forza

letto da Monica Fabbri

L’Iliade. Nei banchi del liceo (un tempo anche alle medie) imparavi a conoscere l’asprezza di alcuni versi, l’atmosfera cupa, il presagio di morte. Alla fatidica domanda per scongiurare la noia di alcune mattinate, ‘ma tu quale dei tre poemi preferisci’, puntualmente la mettevi all’ultimo posto. Dopo l’Odissea e l’Eneide, si intende. Diciamoci la verità. Nessuno riusciva a competere con l’Ulisse, il farfallone, l’imbroglione che ti strizzava l’occhio e ti spingeva al di là del consentito. Il non plus ultra. L’Iliade proprio no. Poteva piacere a qualche saputello appassionato di guerre. Ma a noi incantava quel viaggio tra mille perigli, le sirene ammaliatrici, i popoli sconosciuti con abitudini alimentari a dir poco eccentriche. Invece Simone, una donna, ci ribalta la prospettiva, ci racconta la sua lettura dell’Iliade, dove intuisce tutta la violenza dell’epoca nella quale lei vive. Infatti L’Iliade o il poema della forza fu elaborato da S. Weil tra il 1936 e il 1939, un periodo in cui la storia aveva preso un suo corso vorticoso...

POETANDO

Quattro pezzetti facili in stile parenetico e polemico di Davide Monda

12 Aforismi per il 2012 di Davide Monda

Gli uomini di Ca' Mattiozzi di Federico Cinti

EVENTI E INTERVISTE

Una conversazione con Carola Barbero a partire da

 La biblioteca delle emozioni

 Leggere romanzi per capire la nostra vita emotiva

a cura di Elisabetta Brizio 

«I libri di questa biblioteca potrebbero essere definiti come delle promesse. Di felicità, di infelicità, di attesa, di amore o di paura, a seconda dei casi». È una frase che troviamo nelle prime pagine del suo ultimo lavoro, La biblioteca delle emozioni (Ponte alle Grazie, Milano 2012), nel quale lei mostra di muovere da una condizione di partenza, quella per cui i personaggi della finzione sono atti a promuovere in noi dei reali stati affettivi, come argomentava in Chi ha paura di Mr. Hyde? Oggetti fittizi, emozioni reali, del 2010. È la replica realistica al paradosso della finzione, che dubitava della veridicità delle nostre emozioni alla presenza di entità fittizie. Soluzione che implica che il credere nell’esistenza reale di ciò che ci emoziona non sia una condizione indispensabile per provare delle emozioni vere. Si avverte nei suoi libri tutto un lavoro di ricerca sugli oggetti finzionali addotti come campo applicativo, in particolare sulla verifica della verità dei nostri sentimenti di fronte, appunto, agli oggetti fittizi. In che misura la filosofia l’ha ispirata e guidata in questa direzione?...

Bibliomanie è una rivista registrata presso il Tribunale di  Bologna in data 4/5/2005 con il n. 7541                

ISSN  2280-8833

 

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