Bibliomanie.it

N.33 Maggio/Agosto 2013

SAGGI E STUDI

Manzoni e "L'invenzione dell'inevitabile"

Il Saggio sulla rivoluzione francese del 1789

di Luigi Weber

Ennesima opera frammentaria, ennesima opera pluriennale, il Saggio sulla Rivoluzione francese del 1789, apparso per la prima volta nel 1889, è probabilmente l’ultimo capolavoro manzoniano, nella prosa e nel pensiero, o per dirla altrimenti nella forma e nella sostanza; negletto e dimenticato non in virtù della sua uscita largamente postuma o della sua condizione di non finito (al quale in realtà non occorre una sola parola di più), ma perché più che in ogni altro luogo qui egli si dimostra inattuale. Inattuale già rispetto al suo tempo, e diversamente inattuale anche rispetto al nostro...

Colori e suoni delle stazioni ferroviarie

Giovanni Greco

Da quando è principiata l’“età del treno”, si è assistito a una rivoluzione pressoché copernicana nei modi e negli stili del viaggiare per il Paese, inducendo – inter alia – una modifica sostanziale dei tessuti urbani e rurali che ha generato, agli esordi, timori e sospetti gravi. A ogni modo, tutte le stazioni ferroviarie hanno costituito e costituiranno – per almeno due secoli tondi tondi… – uno strumento affatto inedito di emancipazione, di conoscenza, di avventura, di lavorio impietoso dentro se stessi, di officia familiari, di vacanza, di divertimento etc. D’altra parte, l’universo cognitivo e affettivo connaturato al perenne divenire del treno – e di chi guarda il treno passare con intelligenza responsabile, un giorno dopo l’altro – appare singolarmente vicino: il treno sul ponte, il treno nell’anima della campagna, che corre fulmineo sotto la pioggia, il fumo denso e pesante che avviluppa tutto...

Ripensare Angelo di Bontà nel terzo millennio

Marco Marangoni

Presentare Angelo di bontà al lettore del 2013 impone, prima di tutto, una riflessione sulle ragioni del recupero, non solo per il fatto che la tradizione critica ha relegato questo testo fra le opere minori di Nievo, facendone niente più che una delle tappe di avvicinamento, in un percorso all’interno di uno stretto giro di anni (esattamente, la prima edizione risale all’anno 1856), alle Confessioni di un italiano (terminato nel 1858), ma anche perché si tratta di un romanzo nato in un’epoca che a noi, genti in fase di allontanamento dalla condizione postmoderna, non ha forse più nulla da dire: per essere un poco più precisi, un’epoca che non suscita in noi nessun senso di appartenenza, né alcuna familiarità...

Il Sileno e il Titano

Salvemini contro Mussolini

Pierpaolo Lauria

Con l’avvento al potere del fascismo, sul finire del 1922, Gaetano Salvemini, spirito indomito e coraggioso, temprato dagli stenti nella tenerà età, la famiglia era numerosa e scarsi erano gli averi, e dalla tragedia nella maturità, a Messina perse sotto le macerie del terremoto del 1908 una sorella, la moglie e i cinque figli, ingaggia la sua battaglia più aspra e lunga, per la difesa della libertà e della democrazia; altre già ne aveva combattute contro il ministro della malavita, per il Mezzogiorno, per gli insegnanti, per il suffraggio ai poveri cristi, per l’intervento nella guerra mondiale, e ne portava adosso, tutt’interi, i segni e le fatiche...

NOTE E RIFLESSIONI

Qui dira les torts de l'irréalisme...

Sul realismo ontologico di Maurizio Ferraris

Elisabetta Brizio

«Esistere è resistere» è la paronimia che fa da titolo all’intervento di Maurizio Ferraris in Bentornata realtà1, il recente volume che riunisce angolature diversificate ma tese a integrarsi e a ridefinire in ottica nuovorealista un campo di ricerca a lungo termine. La «discussione» coinvolge dieci autori e si articola a partire da alcune affermazioni preliminari: il nuovo realismo è dottrina critica al pari della decostruzione, con la differenza che le affianca una ricostruzione; esiste una ontologia sociale che, diversamente da quella naturale, va avvicinata con criterio ermeneutico; la filosofia non è in conflitto con la scienza, cui, al contrario, deve rimettersi quando si tratta di argomenti che le competono; il nuovo realismo è una «filosofia globalizzata», e dovendosi aprire a questioni multiverse inerenti all’uomo, è tenuta a temperare il suo specialismo in vista di una ricezione più ampia...

Considerazioni sul senso della cultura nel terzo millennio

Davide Monda intervista Roberto Roversi

Monda: è con Lei, attento, esigente osservatore del mondo contemporaneo, che vorremmo trovare le parole meno inadeguate per parlare di cultura. Cercare (adagio) una definizione, vedere i luoghi in cui oggi si realizza meglio, e i suoi protagonisti, e quali rapporti realmente mantiene con la realtà che ci circonda. Come ancora si può attraversarla. Tentiamo perciò di capire cos’è e i vari livelli in cui si esprime.

Roversi: Direi semplicemente, ma con molta convinzione, che cultura è cercare ciò che non si sa in ogni direzione: nei libri, nella lettura dei giornali, nella ricerca dei rapporti con le persone, nei viaggi. è il bisogno dell’uomo, anche di quello apparentemente incolto, di riempire dei vuoti della conoscenza. Un bisogno non codificato nelle istituzioni, una sollecitazione comune a tutti...

Marilia Bonincontro Sul ciglio dell'ombra (1976-2005)

letto da Adriano Marchetti

La poesia di Marilia Bonincontro non è psicologica, né sentimentale. Esattamente agli antipodi delle istanze di una cultura masmediale e invasiva, ai margini della fenomenologia planetaria, la figura del poeta si sottrae a quella specie d’illimitata comunicazione, nel riserbo intimo e severo. E che altro potrebbe fare se non con-siderare, ossia parlare con gli astri, o meglio con La cenere degli astri? Tale è il titolo di una sua raccolta del 1988. Più profonda della bellezza angelica è questa sua lotta per una parola alta cui il poeta stesso sembra trascinato e vinto. La sostanza della lingua, invocata di fronte alla fragilità e all’incertezza dell’esistenza, comporta l’abbandono...

Sonetti d'occasione

di Federico Cinti

Da un po’ di tempo, ormai, da un paio d’anni direi, se la memoria non m’inganna, ho cominciato a scrivere soltanto sonetti dallo schema originario, con le rime alternate nella fronte e nella sirma. Se sia un bene o un male, questo davvero non lo so capire, e francamente m’interessa il giusto. Vorrei solo sapere perché per molti, oggi, il sonetto sia avvertito come un gioco dilettantesco e obsoleto, come un assurdo retaggio del passato. Lo strappo forte delle avanguardie non ha fatto altro che ridurre i versi a briciole, più o meno corpose, di parole. Io, purtroppo, non mi ritrovo che nel verso misurato, nello schema tornito e cesellato, e questo perché è una scelta di assoluta libertà, perché nessuna tradizione me lo impone più, perché in fondo sono convinto che la regola sia la mia unica libertà, che mi oppone al mondo del caos e del disordine. Ecco, allora, che la regola, la norma, il canone sono il mio tratto distintivo, il mio stile, la mia riconoscibilità più profonda...

Corrado Ricci e l'arte dei bambini

di Antonio Castronuovo

Alle origini di ogni studioso, di quel genere di scrittore che pensiamo rediga solo pagine inerti – o peggio, glaciali – stanno sogni e passioni giovanili. Ammiratore di Carducci, la prima passione del ravennate Corrado Ricci (classe 1858) fu la poesia, al punto che aveva anche pensato d’intraprendere la carriera poetica. Scrisse infatti versi, stampandone una raccolta a sedici anni, ma alla laurea in legge, nel 1882, decise di abbandonare quel sogno. Quando molti anni dopo l’Accademia dei Lincei  chiese ai propri soci una personale bibliografia, Ricci escluse dalla propria quel libretto di versi e ne ricordò i fatti così: «Il primo mio “stampato” è del 1874, ossia di cinquantasette anni or sono e...

Dove pesca lo scrittore?

Alessandra Tugnoli

Per ogni genere letterario, qualunque esso sia, l’interrogativo “quando lo scrittore scrive, cosa gli viene in mente?” apre una ricca e complessa pluralità di scenari: l’auctor può volere istruire, dilettare, completare il lavoro altrui, così come contestarlo, emularlo etc. Molteplici, forse infinite sono le possibilità, specie perché “un’arte il cui mezzo è la lingua darà sempre creazioni ampiamente critiche, poiché la lingua stessa è una critica della vita: essa denomina, colpisce, indica e giudica, in quanto dona la vita”. Proviamo dunque ad analizzare alcune forme che il pensiero assume quando si decide di scrivere...

Traduzioni, inediti e rari

Canzone e sonetti di Polo Zoppo di Bologna

Paolo Trocchi

“È estremamente probabile che, prima della diaspora seguita alla condanna dei Lambertazzi, esistesse una raccolta di poeti bolognesi, in larga maggioranza ghibellini, che fu messa in salvo al di fuori della città felsinea e alla quale dovettero attingere i redattori toscani dei codici a noi pervenuti. In tal modo, si spiegherebbe il particolare che i rimatori in questione, a differenza degli altri autori antologizzati, siano detti di Bologna e non da Bologna: è il caso non solo di Guinizzelli, nel ms. Palatino, ma anche di Paolo Zoppo, nel codice Vaticano”. Il concittadino Ranieri dell’importante famiglia dei Samaritani, con il sonetto Fansi ‘ndivini a tal tempo ch’è ‘n danno, risponde appunto a una poesia di Polo andata perduta, Venuto è ‘l tempo, che sarebbe stata certamente interessante: innanzitutto perché si trattava di una ballata (di una forma metrica cioè vicina allo Stilnovo), e poi perché la risposta allusiva e polemica del guelfo Ranieri ha fatto supporre che in essa trovasse attestazione la fede ghibellina del suo autore, delusa dalla cacciata dei Lambertazzi nel 1274. Al contrario è stato anche reperito, in alcuni registri datati tra il 1274 e il 1295, un Paolo da Castello tra i milites geremei. La verità è che della vita di Polo Zoppo di Castello non si sa quasi nulla: di sicuro davvero, soltanto che era nella sua città tra il 1268 e il 1273, quando ebbe contatti con Monte Andrea, ma tanto può bastare a collocare nel tempo la sua poesia. Zaccagnini lo identifica in Paolo di Rinieri di Sighicello degli Alberi da Castello, del quale pare che scompaiano le tracce in Bologna proprio dopo il 1273: si tratterebbe allora all’incirca di un coetaneo di Guinizzelli. Ma ci sono rimaste notizie di altri personaggi della casata, che risulta avesse proprietà immobiliari in città, e anche di un altro Paolo (di Jacopo di Niccolò da Castello), forse troppo giovane per la candidatura al ruolo di corrispondente con Monte Andrea...

Pierre Oster Hommage a Max Jacob

(a cura di) Adriano Marchetti

Pierre Oster, né en 1933 à Nogent-sur-Marne, poète et auteur des notes qui conçoit la langue comme l’unité profonde de la poésie et de la pensée, est pris dans l’entre-deux d’un travail infini à travers les fragments du langage et d’une vocation au chant de l’univers. Il publie en 1954 son premier recueil Premier poème au Mercure de France, et Quatre Quatrains gnomiques dans La Nouvelle Revue Française. Pour Le Champ de mai, qui paraît l’année suivante dans la collection « Métamorphose », dirigée par Jean Paulhan, il reçoit le prix Fénéon qui récompense « un jeune écrivain dans une situation modeste, afin de l’aider à poursuivre sa formation littéraire ou artistique ». Il succède ainsi à Claude Roy, Alain Robbe-Grillet, Michel Vinaver ou Miche Cournot. En 1958, il est aux armées, en Algérie, quand on lui attribue le Prix Max Jacob pour Solitude de la lumière (Gallimard, 1957). En 1961, il rencontre Saint-John Perse par le truchement de Jean Paulhan. Une profonde amitié lie les deux écrivains. En 1965, Paulhan le charge de superviser l’édition de Honneur à Saint-John Perse, monumental volume d’hommages qui marquera la première pierre du rapport éditorial et critique au poète...

OFFICINE DELLA RICERCA

Storia dell'Hard Rock

Samantha Alessi

La storia che racconterò è quella di un musicista che ha dato un volto nuovo a un genere musicale, sperimentandolo, innovandolo, evolvendolo. Un musicista che ha fatto della musica la sua compagna per la vita, sempre e comunque, anche quando si ritrovò nel letto di un ospedale a causa di una malattia terminale. Un uomo che, grazie alla sua arte, alla sua passione, alla sua morale è riuscito a lasciare un segno nel cuore e nella mente di molte persone. Il suo nome è Charles Michael Schuldiner. Un musicista a 360 gradi: chitarrista, cantante, compositore, scrittore dei propri testi. Ha trovato la sua dimensione nel volto oscuro del mondo della musica: il Death Metal, sottogenere dell’ Heavy Metal...

POETANDO

Le Chemin d'Œdipe Adriano Marchetti

Le vie dorate Giuseppe Caputo

Beato corpo che inciampi Gabriele Via

Carabattole e sintesi morali Davide Monda

Tre Poesie Anna Bisi

NARRARE

Autoritratto sobrio e, forse, inutile

Davide Monda

1. A Davide piace ogni mare, perché è uomo libero (e ribelle).

2. A Davide piace camminare all’infinito, e camminando ha elaborato, fra il resto, tutto quello che ha scritto (forse male).

3. A Davide piace andare in bicicletta tutti i giorni di tutte le stagioni, perché senza le carezze e gli schiaffi della natura e delle cose non riesce a respirare.

4. A Davide piace parlar chiaro e far lezione, perché reputa di esser nato parlatore; è una sorta di macchina sensibile per l’insegnamento, per l’avvocatura e per altre attività analoghe.

5. A Davide piace regalare e offrire sempre, e se non dona, poi, resta un po’ male.

Il Piacere

 (liberamente tratto dal romanzo di Gabriele d'Annunzio)

Francesca Liverani

Sotto il grigio diluvio democratico odierno, che molte belle cose e rare sommerge miseramente, va anche a poco a poco scomparendo quella special classe di antica nobiltà italica, in cui era tenuta viva di generazione in generazione una certa tradizion familiare d’eletta cultura, d’eleganza e di arte. A questa classe, ch’io chiamerei serenissima perché rese appunto il suo più alto splendore nella Venezia del XIV secolo, appartenevano i Contarini. Il cognomen della casata pare trovare origine nella latinità tardo repubblicana, quando alcuni rappresentanti della gens Aurelii Cotta, esercitanti l’alto potere prefettizio nella regione del Reno, dettero vita alla stirpe dei “Cotta Rheni” o “Conti del Reno”. Tuttavia solo in epoca alto medievale troviamo tracce dell’antenato più remoto, tale Andrea Contarini, che nell’853 sottoscrisse il testamento di Orso Partecipazio, vescovo di Castello...

Gli occhi di Anna

Monica Fabbri

“Non si può andare avanti così! Sono spenti, fissano il vuoto… e poi lei ride. Ride continuamente”. Spesso suo figlio si lasciava sfuggire l’amarezza dalla bocca, mentre facevo i compiti. “Papà, per favore, sto studiando algebra e non capisco nulla. Ti ci metti pure tu!”. Mi divertiva rimproverarlo per dirgli che c’ero anch’io e sentirlo balbettare qualche scusa. Quando usciva dalla stanza, nonna era tutta per me. Angela, una filippina minuta senza età, l’accudiva perché non camminava più ed era assente. Mi districavo allegramente nei meandri dei numeri quando nonna mi faceva compagnia: le formule astruse del quaderno parevano danzare leggere con lei vicino...

LETTURE E ANTICIPAZIONI

Il calvario degli emiliani

 L’attacco al Podgora del giugno 1915

di Giacomo Bollini

Se ancor oggi lasciate Cormòns utilizzando la strada statale 56 che attraversa Capriva, Mossa e Lucinico, e guardate in direzione di Gorizia, oltre l’Isonzo, riuscirete a vedere poco o niente della città friulana. La visuale è quasi totalmente sbarrata da una collina, dall’elevazione modesta, fittamente coperta di una boscaglia composta per la maggior parte da castagni e da un inestricabile sottobosco di rovi. Quello che state osservando è più o meno lo stesso identico panorama che si presentava anche ai soldati del VI corpo d’armata italiano nel giugno 1915. Di lì a poco il bosco ceduo e d’alto fusto sarà spazzato via, rimarranno dei tronchi smozzicati. Il Podgora si erge quasi come un sipario a celare Gorizia, come se stesse nascondendo ai soldati italiani la città famosa nell’impero per il suo clima mite e ambita meta del turismo viennese e praghese...

Ragionando di Meditate Emozioni

letto da Federico Cinti

Leggendo e rileggendo questa silloge poetica di Sebastiano Fusco, si ha l’impressione d’immergersi in un’atmosfera rarefatta, d’inoltrarsi per un sentiero solitario e fresco, di percorrere una via secondaria, capace però di portare alla scoperta di un tesoro, inestimabile quanto obliato. Sorge, così, un microcosmo luminoso e immediato, fatto – essenzialmente – d’immagini quotidiane e genuine, una ricerca ponderata di “piccole cose”, da tenere fra le dita come fiori variopinti dopo una passeggiata primaverile, una parola piana e (talvolta) consolatrice, colma d’affetti buoni e di malcelata nostalgia, una collana di perle iridescenti e insolite. Un vero cammeo queste Meditate emozioni che Sebastiano Fusco raccoglie...

Silvia Cuttin Ci sarebbe bastato

letto da Maria Luisa Vezzali

«In fondo, la mia vita è un ininterrotto ascoltare, dentro me stessa, gli altri» diceva Etty Hillesum in una pagina del suo Diario 1941-1943. Un’arte che deve imparare necessariamente chiunque inizi a tracciare i confini di un testo, ma in modo privilegiato chi decide di intraprendere il cammino rischioso di raccontare le vite di altri e, attraverso questi pochi prescelti, di una schiera infinita di con-sorti, persone che hanno ricevuto il fardello dello stesso destino. Di questa profonda capacità di mettersi in ricezione attiva delle voci altrui è testimonianza il libro di Silvia Cuttin, Ci sarebbe bastato...

EVENTI E INTERVISTE

L’opera musicale e biologica, la cosiddetta poesia

Conversazione con Massimo Sannelli

a cura di Elisabetta Brizio

Nell’anno 40° della vita decido di rinunciare alle mie opere di poesia. D’ora in poi, non riconoscerò nessuno dei miei libri di poesia, né le collane in cui sono usciti, né i rapporti – di volta in volta umani, accademici, professionali, critici – che li hanno garantiti e promossi. Abbandono tutti i miei libri di poesia, nessuno escluso: sono stati scritti in un altro tempo (disperatamente lungo, pieno di legami) e con un altro corpo (ferocemente autodistruttivo, assottigliato fino alla consumazione, cioè fino all’errore)...

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