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QUATTRO QUARTETTI

MADRIGALI DELLE STAGIONI

 

 Federico Cinti

 

 

 

I - LA PRIMAVERA

 

 

1. E A UN CERTO PUNTO

 

E a un certo punto tutto quanto appare

sotto una nuova luce, tutto intorno

sa di nuova realtà, sa di qualcosa

 

che non sapevi forse più gustare

per davvero, si fa liquido il giorno

nel fragrante saluto della rosa

 

di maggio, nella gente che saluta

anche se non l'hai mai quasi veduta.

 

2. NEL PRIMO POMERIGGIO

 

Tra gli infiniti spazi siderali

del magma informe della fantasia

fluente in calde ondate di colore

 

vorrei inoltrarmi in volo anche senza ali

per raggiungere il fondo della via

dove placare il correre delle ore,

 

giunto all’ombra sicura delle crepe

di un muro o alla frescura di una siepe.

 

3. ERA DI MAGGIO

 

Una carezza tiepida di sole

cui adagiarsi, un fremito improvviso

di vento, tutto a un tratto un temporale

 

fortissimo su tetti alberi aiuole,

subito dopo il limpido sorriso

dell’azzurro, che scioglie da ogni male,

 

alla fine la grandine e il chiarore

somigliano agli sbalzi del mio umore.

 

4. SUL TRAMONTO

 

Sull’immoto pallore del tramonto

di questo giorno esalano leggeri

i tigli il loro ennesimo racconto,

 

narrano alterne storie, antiche vite

ripetute tra i folti alberi neri

mai più dimenticate, mai finite,

 

mentre il vento impalpabile inazzurra

l’ombra stesasi lenta appena appena

tra le case in un mondo che sussurra

qualche cosa in attesa della cena.

 

 

 

II - L’ESTATE

 

1. CICALE

 

Sento mille cicale a onde sonore

allagare instancabili ogni istante

di un sole appena nato che già muore,

 

le sento pertinaci in questo mare

immobile di caldo soffocante

resistere, frinire, perdurare

 

senza stancarsi mai, figlie dell’aria

di un’estate infuocata, di una vita

all’apparenza labile, precaria,

mentre già l’ombra scivola infinita.

 

2. QUESTA MATTINA

 

Come odorano i platani al soffiare

fresco dell’aria asciutta sul vialetto

che corre dietro casa! Seguo il filo

 

lontano di un ricordo ad ascoltare

due signore sedute tra il muretto

di recinzione del mio vecchio asilo

 

e il prato d’erba verde del giardino,

e tutt’a un tratto torno un po’ bambino.

 

3. UN PO’ ASSOPITO

 

Voci lontane dicono parole

indistinte, ascoltando un po’ assopito

tra la penombra assorta della stanza,

 

immobile su tutto pesa un sole

dimentico del giorno intorpidito

in un pallore languido che avanza,

 

e il vento mi continua a carezzare

come disteso naufrago di mare.

 

4. QUESTA SERA

 

Un’ultima lusinga sul tramonto

la flebile carezza che s’esala

nel vento di dolcissime parole,

 

un ultimo, lunghissimo racconto

la voce della piccola cicala

che canta e canta l’agonia del sole,

 

mentre si spegne piano piano intorno

impercettibilmente un altro giorno.

 

 

 

III - L’AUTUNNO

 

1. IN CERCA D’ARMONIA

 

Incespico distratto tra grovigli

contorti di vocaboli dal suono

tetro di cupe sillabe, spiragli

 

ben oltre la realtà priva d’appigli

nella rarefazione in cui non sono

le cose più, vertiginosi sbagli

 

di senso, di ragione superiore,

fino alla pace autentica del cuore.

 

2. OGGI

 

Oggi passa così, tra mille impegni

fatti di niente, tra le cantilene

della televisione, tra i disegni

 

strani del vento, tra i pensieri inerti

di giorni senza volto, senza bene,

tra i silenzi nell’anima riaperti

 

a speranze, a ricordi ancora puri

nella loro impalpabile dolcezza,

a progetti che sembrano futuri

come nella più rosea giovinezza.

 

4. ULTIME VOCI

 

In una lenta opacità declina

questo affannoso correre del giorno

tra l’obliqua atmosfera settembrina,

 

mentre s’aspetta non si sa che cosa

come sospesi prima del ritorno

della placida sera, in cui riposa

 

il cuore, dopo l’agonia del sole

laggiù, lontano, oltre il sereno azzurro,

dove sentire altri echi di parole

adagiate sull’ali d’un sussurro.

 

4. A FINE GIORNATA

 

Ascoltando le voci dei poeti

fra i fragili fruscii di mille morte

pagine al vento, simili a ingiallite

 

foglie sospese agli ultimi segreti

di giornate via via sempre più corte

chissà come iniziate e già finite,

 

il sole è una dolcezza di calore

indicibile quasi, ora che muore.

 

 

 

IV - L’INVERNO

 

1. INASPETTATAMENTE

 

Dal cielo a un tratto fattosi d’asfalto

fredde lacrime grigie come perle

colmano l’aria liquida di smalto

 

impalpabile, raffiche di vento

piegano a un tratto senza trattenerle

quasi piante smarrite tra il cemento,

 

oggi che infuria un’altra volta ancora

l’inverno senza volto all’improvviso,

oggi che tutti sperano nell’ora

moritura di scorgere un sorriso.

 

2. NEL NUOVO GIORNO

 

Andando non so come intirizzito

attraverso quest'aria di cristallo

gelido alla ricerca d'infinito

 

tepore, andando per le quattro strade

note d'asfalto ruvido e metallo

sonante tra le chiare luci rade,

 

si svelerà il miracolo del giorno

nuovo nell'abitudine che vuole

ritrovare il suo mondo tutt'attorno

di gesti, volti soliti, parole.

 

3. COME SABBIA TRA LE DITA

 

Fermatomi a riflettere sul bordo

estremo della via che s’allontana

dietro il labile filo di un ricordo,

 

m’accoccolo sul margine a guardare

l’apparenza dell’essere già vana

tra le luci quaggiù sempre più rare,

 

mentre il giorno si sgretola nel vento

con l’ombra di un’immagine fuggita

per l’antica illusione di un momento

presente, come sabbia tra le dita.

 

4. MOMENTANEO SMARRIMENTO

 

Mi smarrii nella nebbia: ogni contorno

tra la densa caligine incolore

sublimava tra nubi di vapore

 

lattiginoso, non più notte o giorno

come prima, una lieve sospensione

abbracciava le case, le persone

 

in quel mare ovattato, cose buone

così riconosciute tutto a un tratto

lungo la nuova via ruvida al tatto.

 

 

 

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