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SERGIO SOLMI “MILITANTE” A BOLOGNA

 

STEFANO CHEMELLI

 

  

Giovedì 17 ottobre, alle ore 18, presso l’Aula Magna della Fondazione “E. Malavasi” di Bologna, si presenterà un libro per più versi interessante.

Si tratta, di fatto, del primo studio esaustivo sulla figura di Sergio Solmi. Ne è autore Antonio Giampietro (1980), dottore di ricerca in italianistica presso l’Università di Bari, poeta, cultore di letteratura francese e, attualmente, impegnato presso l’UNESCO a Parigi.

Sergio Solmi critico militante. Un itinerario nella letteratura italiana del Novecento, edito da Stilo (2013), ha il dono non comune di essere scritto da uno “studioso testuale” – come l’avrebbe definito René Wellek. E non è un caso che ad Antonio Giampietro sia cara la figura di Renato Serra, l’insigne critico cesenate al quale egli ha dedicato alcuni approfondimenti d’indubbio valore.

La capacità di scandagliare i testi, di leggere a fondo le riviste, di penetrare in una storia intellettuale affatto singolare come quella di Solmi – forse il primo, fra l’altro, a scoprire il genio di Montale – viene da una passione e un’acribia potente, da una devozione autentica di pensiero e sentimento.

Giurista, saggista, filologo e poeta, Sergio Solmi (1899-1981) ha lavorato una vita presso la Banca Commerciale Italiana, ove fu sodale anzitutto di Raffaele Mattioli: tale affinità elettiva ha segnato la cultura italiana, quando essa veniva coltivata e promossa anche attraverso le magnifiche edizioni Ricciardi.

Giampietro restituisce con limpida profondità una parabola esistenziale e creativa consacrata tanto alla professione quanto alle humanae litterae (perlopiù) d’Italia e di Francia. A ogni modo, dall’intero corpus degli scritti solmiani emerge un talento proteso all’esattezza pacata e nobile, pure a fronte di problemi complessi come quelli propri del commercio umano: egli si sofferma sovente, fra il resto, su un’umanità irrequieta, che viene da lui percepita con l’occhio critico e mobile di chi è alieno da ogni gabbia ideologica.

È la condizione migliore, probabilmente, per distinguersi in una filologia dell’interpretazione che spazia attraverso le diverse lingue: ci si trova dinanzi ad un europeo effettivamente cosmopolita, a una “militanza” che assegna all’incontro, e non all’appartenenza, il destino della propria scrittura.

Con cura e attenzione controllate, Antonio Giampietro guida il lettore attraverso la “doppia vita” di Solmi, ove certo si assegna alla letteratura quel magistero critico che, d’altra parte, non intende mai velare l’esistenza di ogni giorno. L’incrocio montaliano del 1917 in quel di Parma, per esempio, diventa uno snodo di consuetudini, un’apertura d’orizzonti straordinaria, tesa in primis a consolidare una costellazione d’influssi meditati, circoscritti, vissuti nel profondo: Serra, Cecchi, Cardarelli, per non dire dell’universo francese.

Ma, più in generale, Antonio Giampietro si cala nel cuore vivo del secolo passato, con un gioco di rimandi che passa anche attraverso un panorama di riviste ricche di stimoli spesso eloquenti e, talora, impreveduti. Conviene ricordare del resto che, in tale ricerca per più aspetti pionieristica, egli è stato affiancato dalla figlia di Solmi, complice d’eccezione di un itinerario europeo, di un’autentica spiritualità continentale. Basterebbe sfogliare “Convegno” per sentirsi più europei, per respirare un’aria assai diversa...

Pure in tal senso, Sergio Solmi è stato un motore indomito, un perpetuum mobile di pensiero, e va a merito di questo giovane studioso meridionale averci restituito, con grazia oggi davvero non comune, l’elenco cospicuo – anzi, quasi impressionante – delle collaborazioni di un bancario sui generis devoto come pochi alla parola. In verità, questo scavo squisitamente scientifico ci rammenta cosa significhi pensare, far cultura, lavorare disinteressatamente per amore dell’umanità.

Presso la storica Fondazione “E. Malavasi” di Bologna, Sergio Solmi critico militante sarà presentato, oltre che dall’autore, da Stefano Chemelli, Federico Cinti e Davide Monda.

 

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