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Ultime TESSERUCOLE poIetiche

 

Davide Monda

 

 

 

 

1. Pensando alle Duinesi fra i binari

 

Ferace il dubbio, fiocina il pensiero

Ricorrente nel mare di fatiche

Avvinghiate a un groviglio di parole.

Non resta più il buon tempo del dialogo,    

Ché treni e aerei partono scansandoti,

Anche se hai dato il cuore nei silenzi.

 

Meretrice malata è l’informatica:

Anche se qui tratteggia arcobaleni,

Nasconde il vuoto truce dei cervelli.

Chi narrerà ai bambini di domani

Il marciume violento dei legami,

Necessari nei fradici passaggi?

Ed il colloquio avaro delle cose

Lampeggia dentro i vortici del tartaro

Letale, e tutto quanto appare ignoto

In una trama d’ovvia ipocrisia.

 

 

2. In tempi scialbi d’ombra e aridità

 

Fetida l’aria odierna, miserabile

Rispetto a quanto cristallino ai padri,

Adamantini e schietti, risultava.

Nulla, nel caos presente, dell’essenza

Che ha dato vita vera al nostro esserci,

E il mondo si prosterna al dio consumo,

Seguitando a evitare un umanesimo

Costante e bene armato, senza il quale

Oggi saremmo sabbia in un deserto.

 

Bene assoluto è ritrovare allora

Egregi e franchi amici che difendono

Non solo un lavorìo, ma la sostanza

Offesa di Filologia pura,

Zetètico passaggio imprescindibile,

Zoccolo franto da un oblio colpevole,

Ostile a ogni scandaglio pernicioso.

 

 

3. Ad un’amica che setaccia il Senso

 

Le Scritture che addìti provo a viverle

Un giorno dopo l’altro, senza fine,

Augurandomi sempre di elevare

Nei luoghi disegnati dal contesto

Ai fini di una piena educazione.

 

Buono è irrigare il tempo dei lavori

Rilucenti di senso, anima, Spirito…

Un mondo zoppo e ignoto oggi abitiamo:

Neve freschissima o fango bruciato?

E restano i doveri e le certezze

Tendenziali nell’aspra, algida sfida.

Tutto sembra crollare, anche i pilastri;

Invece il Cosmo resterà – oltre il dire.

 

 

4. Acrosticuzzo steso d’improvviso

 

Le urgenze sode di un’aspra didassi,

Urente quanto forse malintesa,

Ammalano talvolta i più bei fiori,

Nati da fonti dolci e cristalline,

Animati da sensi trascendenti.

 

Bisogna dire ancora come sai

Ridipingere in classe e più nei cuori

Universi pensosi e senza fine?

Nessuna vita vera resterà

Ed alimenterà le menti armoniche,

Togliendoci le arti che sentiamo,

Tradendo un magistero quasi sacro –

Invisibile dono che affratella.

 

 

5. Fanta-sonetto nato FRa Le valli

 

Ma l’oceano di lacrime che emerge

dal parlottare nudo e incontrollato

da dove è sorto, chi mai l’ha portato?

E c’è sempre un’angoscia che non terge.

 

Ma non sarà il travaglio che si aderge

dentro un cuore ingiallito e stropicciato

oltre le proprie rive e lo steccato

bigio che l’acqua d’oggi non più asperge?

 

E se ne vanno lesti cieli e venti

dalle paludi del cammino ignoto

che sa lasciare affranti, quasi spenti.

 

E abbandonano i mali che, roventi,

la vecchia storia, macellando invano,

macchinava d’infliggere ai viventi.

 

 

6. NEI RIVOLI DEL VIVERE COMUNE

 

E vedi sempre che il sublime è infranto

e il bulbo custodito in terre nobili

rovinato, stravolto, ormai alla fine,

ché la falce più nera detta legge.

 

Ma quale legge è mai se ignora il dritto?

E muoiono così bambini sani,

magari nel buon seno delle madri.

E intanto molto tace oppur si nega.

 

Allora che insegnare, per esempio?

L’ardua sagacia dei saperi odierni

porta – naturalmente – a offrire tutto,

perché bellezza è in tutto ciò ch’è Luce.

 

Bando dunque allo Spes ultima Dea

immagine gaglioffa di potenti.

Soltanto Iddio potrà certo salvarci,

ma a patto che perdoni odio e catastrofi.

 

 

7. Confessione strappata da un curioso

 

La parola che dura dura poco,
quando il silenzio cade sul pensiero
nobile che ha fondato un vasto impero
tra le nubi, che fanno il proprio gioco.

 

Ma il giorno è quanto scruti: che vuoi fare?
Se a dominare sono porci e fiere,
vedremo presto chiese in pattumiere
e infranti i capitelli e anche le giare.

 

Nulla ho più in tasca di tempi migliori:
colline fredde e libertà animose
con un rispetto franco e senza pose,
col secco stile dei veri signori.

 

Poco permane fra i sentieri onesti,
perché chi esprime ha l’anima già pronta
a vivere nel magma che sol conta:

pure i momenti sacri son molesti.

 

 

8. Letterina affrettata e mai spedita

 

Già l’anno è ormai passato, ma stavolta

Il suo ritmo costante è apparso acido

Ora per il respiro, ora per altro,

Rendendo molte foci una palude

Dannata da tremende bestie oscure.

Andrà meglio domani! – si ripete.

Nessuno mai ci crede, ma si annuisce

Anche per tutelare le parole.

 

C’è un sole buono in questo guazzabuglio

Emetico che rapido ci svena?

Veder chiaro e distinto non ti aiuta

E anzi ti avverte prima che sarai

Nel sepolcro in un attimo, magari

In mezzo ad un concerto, con gli amici

Nobili e degni – forse meritati.

I modi sono questi, non c’è fuga.

 

Ma l’ardente bellezza del creato
O delle scienze – e tutto, il Tutto, è uno –

Nullifica ogni bruma di sgomento,

Dicendo quel che sei e diverrai,

Aprendo porte immani di speranza.

 

 

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